In breve
  • Da solo l’oro è un investimento scomodo: non paga cedole, oscilla più delle azioni e può restare decenni sotto il massimo. In portafoglio fa però una cosa che nessun altro attivo fa: non si muove insieme al resto.
  • Nei due decenni in cui l’azionario globale ha perso, l’oro ha reso a doppia cifra. Il conto però va saputo: dopo il picco del 1980 è rimasto ventotto anni sotto, e con l’inflazione sotto il 4% non protegge nulla.
  • La quota che riduce il rischio sta fra il 5 e il 15%, con il minimo al 10%. Per un medico ha senso la parte bassa: il suo stipendio si comporta già come un’obbligazione.
  • Si compra con un ETC a replica fisica, 0,11–0,12% l’anno. E in Italia ha un vantaggio che gli ETF non hanno: le plusvalenze compensano le minusvalenze.

La domanda sull’oro arriva sempre dopo una corsa: negli ultimi cinque anni ha reso il 17,8% annuo, e chi non ne ha in portafoglio comincia a chiedersi se sia un errore. È il momento peggiore per deciderlo d’istinto — e quello giusto per farlo con i numeri.

Questa guida risponde in ordine a quattro domande: che cosa fa e che cosa non fa, quanto metterne, come comprarlo in Italia senza regalare al fisco la differenza, e che ruolo può avere per chi ha uno stipendio da medico. I numeri vengono da cinque analisi indipendenti, tutte citate in fondo.

1. Non è un metallo, è una valuta

La domanda per usi industriali e tecnologici vale il 17,5% del totale: tutto il resto è gioielleria, banche centrali e investimento. Sui terminali Bloomberg il prezzo dell’oro non sta sotto «materie prime», sta sotto «valute». Se ne scambiano circa cento miliardi di dollari al giorno, quasi tutti a Londra.

Trattarlo come una valuta senza banca centrale spiega tutto il resto: perché non paga interessi, perché si muove con il dollaro, e perché il suo prezzo c’entra poco con quanto oro serve all’industria.

Quanto ha reso, allora? Dipende da dove metti l’inizio — ed è già il primo avvertimento.

Più indietro guardi, meno rende rendimento annualizzato in euro 0% 5% 10% 15% 20% 17,8 5 anni 11,0 10 anni 9,9 20 anni 8,2 30 anni 6,6 73 anni al netto dell’inflazione: 13,0% su cinque anni, 7,9% su dieci, 6,1% su trenta Fonte: serie del prezzo dell’oro in euro, 1953–2026
Il rendimento dipende da dove metti l’inizio. Chi vende oro mostra sempre i grafici corti.

Il 17,8% degli ultimi cinque anni non è una previsione: è il risultato di un periodo particolare. Su settant’anni il rendimento scende al 6,6%, e su questi numeri pesa ancora la fine di Bretton Woods: fino al 1971 il prezzo dell’oro era fissato per legge a 35 dollari l’oncia, e la corsa che seguì — +33,8% annuo fra il 1971 e il 1979 — non si ripeterà. Dal 1980 in poi, in dollari, l’oro ha reso il 3,2% annuo: quanto l’inflazione.

2. Il brutto: non paga niente e oscilla più delle azioni

Non paga niente. Un’obbligazione dà una cedola, un’azione un dividendo, un immobile un affitto. L’oro sta lì. Tenerlo ha un costo-opportunità pari al rendimento reale che avresti preso dai titoli di Stato: per questo va bene quando i tassi reali sono bassi e soffre quando sono alti.

Oscilla più delle azioni. Non quasi quanto: di più. La volatilità annualizzata è del 22,5% contro il 19,4% di un indice azionario globale e il 4,6% dei titoli di Stato (justETF research, dati in euro 1970–2025).

Nelle crisi scende con le azioni. Nei ribassi azionari oltre il 25% concentrati in meno di tre mesi ha reso mediamente −2%: meglio del −33% delle azioni, peggio del +4% dei titoli di Stato. È successo nel 2008 e nel marzo 2020, per una ragione meccanica: quando i mercati liquidano tutto per fare cassa, liquidano anche l’oro. Non è un paracadute che si apre il giorno del crollo.

3. Il pessimo: può deludere per decenni

Il grafico che i venditori di oro non mostrano mai è quello lungo.

Il grande ribasso, 1980–2009 quanto sotto il massimo precedente 0% -10% -20% -30% -40% -50% -60% -70% dal picco al recupero: 28 anni minimo: −62,5% agosto 1999 1981 1985 1990 1995 2000 2005 2009 Fonte: justETF research · dati 1981–2009
Chi comprava sul massimo del 1980 tornava in pari da pensionato, e a metà strada aveva perso quasi due terzi.

Ventotto anni non sono una fase: sono metà di una vita lavorativa, e per gran parte di essi la perdita rispetto al massimo è rimasta fra il 45 e il 60%. È il rischio di comprare dopo una corsa — che è poi il momento in cui quasi tutti comprano.

4. Il buono: non si muove insieme a nient’altro

Ora la ragione per comprarlo, che è una sola e non riguarda il rendimento.

Rispetto alle azioni americane, quelle dei paesi sviluppati fuori dagli Stati Uniti hanno una correlazione del 96,69%: comprare Europa e Giappone accanto agli Stati Uniti — quello che quasi tutti chiamano diversificare — diversifica pochissimo. Gli emergenti stanno al 76,19%, i titoli di Stato americani a −33,60%. L’oro sta all’1,17%: indipendente.

Detta con i risultati invece che con la statistica:

Chi ha vinto, decennio per decennio rendimento annualizzato in euro, in percento 20 15 10 5 0 -5 −2,0 19,8 Anni ’70 18,5 −1,2 Anni ’80 13,0 −2,4 Anni ’90 −3,7 10,7 Anni 2000 11,9 5,4 Anni 2010 11,7 17,6 Anni 2020 Azionario globale Oro Fonte: justETF research, 7 febbraio 2026 · dati 1970–2025
Nei due decenni in cui l’azionario globale ha perso, l’oro ha reso a doppia cifra. E viceversa.

Nei due decenni in cui l’azionario globale ha perso — anni Settanta e anni Duemila — l’oro ha reso il 19,77% e il 10,66% l’anno. Nei due in cui l’oro ha perso, l’azionario rendeva oltre il 13%. Un portafoglio con entrambi non ha mai avuto un decennio vuoto.

Per un investitore europeo c’è un secondo effetto. L’oro è quotato in dollari: chi ha un ETF azionario globale ha già il 60–70% del portafoglio in azioni americane senza copertura del cambio, e l’oro fa da contrappeso. Rende di più proprio quando il dollaro è debole e quando le azioni americane vanno peggio del resto del mondo.

5. Quello che non fa: proteggere dall’inflazione

È la ragione per cui la maggior parte delle persone compra oro, ed è sbagliata sotto il 4% di inflazione.

Vent’anni di inflazione moderata 100 euro nel 1980, dove sono arrivati 50 100 150 200 215 46 1980 1985 1990 1995 2000 Prezzi al consumo Oro Fonte: Bureau of Labor Statistics e Bloomberg · dati annuali 1981–2001
Il costo della vita raddoppia, l’oro dimezza. Sotto il 4% di inflazione non copre nulla.

Vent’anni con l’inflazione fra il 2 e il 4%: il costo della vita raddoppia e l’oro dimezza. Chi lo teneva per difendere il potere d’acquisto ha perso da entrambe le parti.

Il decennio che tutti citano sono gli anni Settanta, e la condizione va guardata da vicino: il prezzo reale del petrolio importato negli Stati Uniti si moltiplicò per sei e l’inflazione restò fuori controllo per anni. I portafogli azionari persero fino al 50% in diciotto mesi, quelli obbligazionari fino al 40%, e l’oro fece sei volte. Non bastava «inflazione»: serviva alta e persistente.

Che cosa muove davvero il prezzo

Cinque fattori, e l’inflazione da sola non è il principale. Il dollaro. Gli shock geopolitici. Il costo-opportunità, cioè i tassi reali: spiegano circa il 30% del prezzo nel lungo periodo, e ogni 0,10% di calo vale circa l’1,25% di rialzo dell’oro. L’iperinflazione. E la domanda delle banche centrali: fra il 2000 e il 2021 la Russia ha aumentato le riserve del 443% e la Cina del 393%, per ridurre la dipendenza dal dollaro. L’Italia è terza al mondo con 2.452 tonnellate e non ne ha venduta un’oncia in vent’anni.

6. Quanto metterne

La risposta è una fascia, il 5–15%.

Lo studio più solido sul tema aggiunge oro a un portafoglio metà azioni e metà obbligazioni sul periodo 1975–2022 e misura che cosa succede al rischio man mano che la quota sale.

La quota che riduce di più il rischio probabilità di perdita, portafoglio 50/50 20% 24% 28% 32% 22,4% al 10% 26,6% senza oro 32,1% 0% 10% 20% 30% 40% 50% quota di oro nel portafoglio nello stesso passaggio il rendimento reale scende dal 6,1% al 4,5% annuo Fonte: Robeco, «The Golden Rule of Investing», 2023 · dati 1975–2022
La zona chiara è il 5–15%. Il minimo sta al 10%; oltre il 20% il rischio risale e il rendimento continua a scendere.

Sotto il 5% non serve: la quota è troppo piccola per spostare qualcosa. Sopra il 20% peggiora tutto: il rischio risale e il rendimento continua a scendere. Dentro la fascia, la parte alta ha senso solo se pensi che azioni e obbligazioni torneranno a scendere insieme come nel 2022, quando le obbligazioni hanno smesso di fare da contrappeso.

E il Permanent Portfolio, che ne mette il 25%?

Risponde a un’altra domanda. Harry Browne parte dall’idea che il futuro non si prevede ma gli stati dell’economia sono quattro — prosperità, inflazione, deflazione, recessione — e assegna a ciascuno l’attivo che ci funziona: azioni, oro, obbligazioni lunghe, liquidità. Li pesa uguali perché pesarli diversamente vorrebbe dire scommettere. Il 25% non è un’ottimizzazione: è un quarto di quattro. Il Golden Butterfly fa lo stesso su cinque blocchi, da cui il 20%. Comprano robustezza rinunciando a rendimento atteso: legittimo, ma è un altro esercizio.

7. Perché c’è chi non ne mette affatto

La posizione opposta è sostenuta da gestori seri e non poggia su una previsione. Tre argomenti:

  • Non produce nulla. Un’azione vale una quota di utili, un’obbligazione una promessa di cedole, un immobile un affitto: tutti si possono valutare attualizzando quello che produrranno. L’oro no. Non esiste un modo per dire se oggi sia caro o a buon mercato: il suo prezzo è per intero quello che qualcun altro pagherà domani.
  • Nel lunghissimo periodo rende poco. Dal 1928 al 2023, misurato in dollari, ha reso il 4,9% annuo contro il 9,8% delle azioni americane, il 4,6% delle obbligazioni e il 3,3% della liquidità. E partendo dal 1980 il confronto peggiora: 3,2% l’oro, contro l’11,7% delle azioni, il 6,5% delle obbligazioni e il 4,0% della liquidità. Dietro a tutte e tre, e con un rendimento reale vicino a zero, perché quel 3,2% è grosso modo l’inflazione del periodo.
  • Chiede una pazienza che quasi nessuno ha. Ventotto anni sotto il massimo, senza mai una cedola, sono difficili da attraversare. Chi cede a metà strada paga tutto il premio dell’assicurazione e non ne incassa il beneficio, perché vende sul minimo.

Un’avvertenza sulle cifre: questi rendimenti sono in dollari, mentre i grafici di questa guida sono in euro. La differenza non è un dettaglio contabile ma il cambio, che per un investitore europeo fa parte del rendimento — ed è la ragione per cui l’oro funziona anche da contrappeso al dollaro.

Resta una posizione difendibile: dà più peso al rendimento atteso che alla riduzione del rischio. Chi la condivide può fermarsi qui.

8. Come comprarlo

Lo strumento è l’ETC a replica fisica: un titolo quotato in borsa, comprabile come un’azione, garantito da lingotti in caveau allocati al prodotto. Costa 0,11–0,12% l’anno, non ha spread sul metallo, non va custodito né assicurato. Tre fra i più grandi su Borsa Italiana:

ETC a replica fisica ISIN Costo annuo Patrimonio
iShares Physical GoldIE00B4ND36020,12%30,1 mld €
Invesco Physical GoldIE00B579F3250,12%23,2 mld €
Xtrackers IE Physical GoldDE000A2T0VU50,11%5,4 mld €

Dati al 2026, verificabili su justETF. Esempi, non raccomandazioni.

Un limite da conoscere: giuridicamente l’ETC non è un fondo ma un titolo di debito garantito, quindi non gode della separazione patrimoniale che protegge gli ETF UCITS. In pratica i prodotti grandi sono coperti da oro allocato presso banche depositarie terze, ma la differenza esiste.

Due cose da non comprare: le azioni delle società minerarie, che sono azioni e si comportano da azioni proprio quando non vorresti, e i prodotti a leva.

Comprato tramite un intermediario italiano in regime amministrato, l’ETC non aggiunge adempimenti. Su un broker estero rientra nel monitoraggio fiscale e va indicato nel quadro RW.

9. Le tasse, ed è qui che l’Italia fa la differenza

L’ETC ha un vantaggio che l’ETF non ha

Le plusvalenze si tassano all’imposta sostitutiva del 26% in entrambi i casi, ma appartengono a categorie diverse. Quelle da ETF armonizzati sono redditi di capitale e non si compensano con le minusvalenze; quelle da ETC sono redditi diversi e si compensano.

Se hai uno «zainetto fiscale» di minusvalenze — da ETF venduti in perdita, azioni, certificati — l’ETC sull’oro è uno dei pochi strumenti da portafoglio che può assorbirle. Le minusvalenze valgono per quattro anni dopo quello di realizzo.

L’oro fisico e la trappola della fattura

L’acquisto di oro da investimento è esente da IVA. Ma alla vendita, dal 31 dicembre 2023, l’art. 68 comma 7 lettera d) del TUIR dice che «per le cessioni di metalli preziosi, in mancanza della documentazione del costo di acquisto, le plusvalenze sono determinate in misura pari al corrispettivo della cessione».

Prima si presumeva una plusvalenza del 25% del prezzo, cioè un’imposta effettiva del 6,5% sul ricavo. Adesso, senza fattura, si paga il 26% sull’intero incasso: su una vendita da 20.000€ sono 5.200€ invece di 1.300. Riguarda soprattutto l’oro ereditato e quello comprato anni fa senza conservare i documenti. Se hai lingotti in cassetta di sicurezza, cerca le fatture.

10. Che ruolo ha nel portafoglio di un medico

L’oro si comporta allo stesso modo per tutti. Quello che cambia è quanta difesa ti serve — e qui un medico parte da una posizione particolare.

Il patrimonio di una persona non è solo quello finanziario: comprende il capitale umano, cioè i redditi che produrrà fino alla pensione. Per un imprenditore quel capitale si comporta come un’azione, perché crolla quando crollano i mercati. Per un medico no: il reddito è alto e contrattualizzato, indipendente dal ciclo economico, e in fondo c’è una pensione obbligatoria. Il capitale umano di un medico si comporta come un’obbligazione, e a metà carriera vale spesso più del patrimonio finanziario.

La conseguenza è controintuitiva: chi ha già un’obbligazione enorme sotto forma di stipendio non ha bisogno di comprarne altra in portafoglio. Vale per la quota obbligazionaria e vale per l’oro. La quota sensata per un medico sta nella parte bassa della fascia, fra il 5 e il 10%: il reddito regge le recessioni, quindi il portafoglio può attraversarle con più azioni.

Cosa fare adesso

  1. Decidi prima se la domanda è tua

    Se il portafoglio finanziario è piccolo rispetto agli immobili, o se non hai saturato la deduzione da 5.300€ sul fondo pensione — che nello scaglione al 43% vale 2.279€ di imposta risparmiata subito — l’oro non è la prossima decisione. Parti dal bilancio patrimoniale.

  2. Se lo metti, fra il 5 e il 10%

    Sotto il 5% non sposta niente. Sopra il 20% peggiori il portafoglio su entrambi i fronti.

  3. Comprane la versione noiosa

    Un ETC a replica fisica su Borsa Italiana, costo annuo 0,11–0,12%, patrimonio di miliardi. Niente monete da collezione, niente leva, niente società minerarie.

  4. Guarda lo zainetto fiscale prima di scegliere dove metterlo

    Se hai minusvalenze in scadenza, le plusvalenze dell’ETC possono assorbirle: con un ETF non è possibile. Valgono entro il quarto anno successivo a quello di realizzo.

  5. Se hai oro fisico, cerca le fatture

    Dal 2024, senza documentazione d’acquisto, alla vendita si paga il 26% sull’intero incasso e non sul guadagno. Su ventimila euro sono 5.200 invece di 1.300.

Domande frequenti

Quanto oro dovrebbe avere in portafoglio un medico?

La ricerca converge su una fascia fra il 5 e il 15 per cento. Lo studio più solido, condotto su un portafoglio metà azioni e metà obbligazioni nel periodo 1975-2022, mostra che la probabilità di chiudere l'anno in perdita scende dal 26,6 al 22,4 per cento con una quota del 10 per cento, al costo di due decimi di punto di rendimento reale annuo, e che sopra il 20 per cento il portafoglio peggiora sia nel rischio sia nel rendimento. Sotto il 5 per cento la quota è troppo piccola per spostare qualcosa. Dove stare dentro la fascia dipende da un fattore: se azioni e obbligazioni tornano a scendere insieme, come nel 2022, le obbligazioni smettono di fare da contrappeso e la quota sensata sale verso la parte alta. Per un medico ha senso la parte bassa della fascia, fra il 5 e il 10 per cento: il suo reddito è alto, contrattualizzato e indipendente dal ciclo economico, quindi il suo capitale umano si comporta già come un'obbligazione e il portafoglio ha bisogno di meno difesa.

L'oro protegge davvero dall'inflazione?

Solo sopra il 4 per cento di inflazione, e solo se dura a lungo. Fra il 1980 e il 2000, con l'inflazione americana quasi sempre fra il 2 e il 4 per cento, i prezzi al consumo sono saliti del 115 per cento mentre l'oro perdeva il 54 per cento del suo valore: chi lo teneva per difendere il potere d'acquisto ha perso da entrambe le parti. Negli anni Settanta ha invece funzionato molto bene, salendo di sei volte mentre i portafogli azionari perdevano fino al 50 per cento in diciotto mesi e quelli obbligazionari fino al 40 per cento entro il 1981, ma in quel caso l'inflazione era alta e soprattutto persistente. Il prezzo dell'oro è mosso più dal dollaro, dai tassi reali, dagli shock geopolitici e dagli acquisti delle banche centrali che dall'inflazione in sé.

Conviene comprare oro fisico o un ETC?

Per costruire un portafoglio conviene l'ETC a replica fisica, che si compra in borsa come un'azione, costa fra lo 0,11 e lo 0,12 per cento l'anno e non richiede custodia né assicurazione. Tre fra i più grandi quotati su Borsa Italiana sono iShares Physical Gold (ISIN IE00B4ND3602), Invesco Physical Gold (IE00B579F325) e Xtrackers IE Physical Gold (DE000A2T0VU5). Ha anche un vantaggio fiscale italiano che gli ETF non hanno: le plusvalenze da ETC sono redditi diversi e si compensano con le minusvalenze, mentre quelle da ETF armonizzati sono redditi di capitale e non si compensano. Va conosciuto un limite: giuridicamente l'ETC non è un fondo ma un titolo di debito garantito, quindi non gode della separazione patrimoniale dei fondi comuni. L'oro fisico ha invece una trappola fiscale introdotta dal 31 dicembre 2023: senza la documentazione del costo d'acquisto, alla vendita si paga il 26 per cento sull'intero corrispettivo e non sulla plusvalenza.

Guide correlate

Fonti

  • Banker on Wheels, «Simple, Cheap & Passive. Should You Still Invest in Gold?», 20 luglio 2026: matrice di correlazione su dati Bloomberg 1999-2019; quota consigliata del 5-15%; domanda industriale al 17,5% del totale; i cinque fattori di prezzo e la regola di BlackRock sui tassi reali; riserve auree delle banche centrali su dati FMI.
  • Robeco — «The Golden Rule of Investing», Pim van Vliet e Harald Lohre, 24 giugno 2023 (Robeco Quantitative Investments e Lancaster University Management School): effetto dell’aggiunta di oro a un portafoglio 50/50 sul periodo 1975-2022. Probabilità di perdita e rendimento reale annuo per quota d’oro: 0% → 26,6% e 6,1%; 5% → 24,3% e 6,0%; 10% → 22,4% e 5,9%; 15% → 22,6% e 5,8%; 20% → 22,6% e 5,6%; 30% → 23,8% e 5,3%; 50% → 32,1% e 4,5%. Indice di Sortino massimo fra il 5 e il 10%.
  • D. E. Shaw, «Worth Its Weight», per il comportamento nelle crisi rapide e per la dipendenza della quota ottimale dal regime di correlazione: nei ribassi azionari superiori al 25% in meno di tre mesi, rendimento mediano dell’oro −2% contro −33% delle azioni e +4% delle obbligazioni; allocazione ottimale di circa il 2% con correlazione azioni-obbligazioni negativa e del 9-10% con correlazione positiva.
  • Ben Carlson, «What’s the Investment Case for Gold?» (marzo 2024) e «Why I Don’t Own Any Gold» (ottobre 2025), per il confronto di lungo periodo e per l’effetto della data di partenza: dal 1980 l’oro ha reso meno di azioni, obbligazioni e liquidità, restando indietro rispetto all’indice dei prezzi al consumo; +33,8% annuo fra il 1971 e il 1979 contro +3,2% fra il 1980 e il 2023.
  • justETF, «Conviene possedere oro?», per la volatilità e la durata del ribasso: volatilità annualizzata in euro del 22,51% contro il 19,41% dell’azionario globale e il 4,56% dei titoli di Stato; discesa del prezzo proseguita per quasi diciannove anni dal picco del 1980 fino all’agosto 1999; correlazione azionario-oro pari a −0,03.
  • TUIR, art. 68 comma 7 lettera d), come modificato dall’art. 1 comma 92 lettera c) della legge 30 dicembre 2023 n. 213, in vigore dal 31 dicembre 2023: «per le cessioni di metalli preziosi, in mancanza della documentazione del costo di acquisto, le plusvalenze sono determinate in misura pari al corrispettivo della cessione» (in precedenza la plusvalenza era determinata forfetariamente nel 25% del corrispettivo). Regime dei redditi diversi ex art. 67 TUIR, imposta sostitutiva del 26% e compensabilità delle minusvalenze entro il quarto periodo d’imposta successivo.
  • Schede di prodotto degli ETC citati, dati al 2026: iShares Physical Gold ETC, ISIN IE00B4ND3602, costo 0,12% annuo, patrimonio 30,1 miliardi di euro, domicilio Irlanda, custode JP Morgan; Invesco Physical Gold ETC, ISIN IE00B579F325, costo 0,12%, patrimonio 23,2 miliardi; Xtrackers IE Physical Gold ETC Securities, ISIN DE000A2T0VU5, costo 0,11%, patrimonio 5,4 miliardi. Tutti a replica fisica e quotati su Borsa Italiana.

I rendimenti passati non sono un’indicazione di quelli futuri, e questa guida non contiene raccomandazioni personalizzate: gli strumenti citati sono esempi verificabili di prodotti ampiamente diffusi, non consigli di acquisto. Costi e patrimoni degli ETC cambiano nel tempo e vanno controllati sul documento informativo dell’emittente prima di investire. Le percentuali di allocazione riportate provengono da studi su serie storiche di lungo periodo e non garantiscono alcun risultato. Questo articolo ha finalità divulgative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale personalizzata: le scelte di portafoglio dipendono dalla situazione patrimoniale, dagli obiettivi e dall’orizzonte temporale di ciascuno.