Pensione e previdenza del medico
Il primo pilastro è obbligatorio e quasi nessuno sa leggerlo. Il secondo è volontario e quasi nessuno lo usa. Qui ci sono tutti e due, con i numeri.
La pensione del medico si costruisce su due piani che non si parlano. Il primo è obbligatorio: ENPAM per chi ha una partita IVA, INPS Gestione Dipendenti Pubblici per chi lavora nel Servizio sanitario, tutti e due per chi fa le due cose. Il secondo è volontario, e nella grande maggioranza dei casi resta vuoto.
Il problema non è che i medici versino poco. È che pochissimi sanno quanto stanno versando e a che cosa darà diritto. ENPAM non è una cassa sola: Quota A e Quota B sono due contributi distinti, con aliquote e regole diverse, e la Quota B — quella che pesa — va dichiarata ogni anno con il Modello D, una scadenza che sfugge a molti e che ha soglie di esonero precise.
Sul primo pilastro ci sono due leve che valgono molto e si usano poco. Il riscatto della laurea, che nella versione agevolata costa una cifra fissa per anno ed è interamente deducibile — il che, con un’aliquota marginale al 43%, ne cambia il conto in modo sostanziale. E il TFR del dipendente, che dal 2026 si rivaluta seguendo il comparto scelto e non più una media fissa: una decisione che molti non sanno nemmeno di avere preso.
Il secondo pilastro è dove si gioca la differenza. La previdenza complementare permette di dedurre fino a 5.300€ l’anno e di tassare la prestazione a un’aliquota che scende dal 15% al 9%: per un medico nello scaglione al 43% è l’arbitraggio fiscale più grande a disposizione. Il fondo giusto però dipende da chi sei: Perseo Sirio per il dipendente pubblico, perché porta con sé il contributo del datore, FondoSanità per il libero professionista, che quel contributo non lo ha. E se la domanda è se convenga invece un ETF, la risposta onesta sta in ETF o fondo pensione: dipende da chi mette i soldi accanto ai tuoi.
Il motivo per cui vale la pena occuparsene adesso e non fra dieci anni è aritmetico. La pensione pubblica di un medico si calcola con il metodo contributivo su una carriera che, per via degli anni di specializzazione, parte tardi: il salto fra l’ultimo stipendio e il primo assegno è più largo di quello che quasi tutti immaginano, e non si recupera negli ultimi anni. Quanto risparmiare per la pensione trasforma quel divario in un versamento mensile, che è l’unica forma in cui il problema diventa affrontabile.
Il 2026 ha rimesso mano a diverse regole: la rivalutazione del TFR lasciato in INPS, i tempi di pagamento della liquidazione, la quota di capitale che si può riscuotere alla fine. Le trovi qui sotto, nel blocco delle novità, e ognuna rimanda alla guida che aggiorna.
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