- Il medico di base non ha uno stipendio, ha un fatturato: la quota capitaria vale 45,20€ per assistito all'anno, che con le maggiorazioni diventano 48,28€ per un adulto e 79,37€ per un over 75.
- Un massimalista con 1.500 assistiti fattura circa 107.700€ lordi. Dopo contributi, spese di studio e imposte gliene restano fra 38.500 e 45.700: il 36–42%.
- Con il ruolo unico più pazienti non vuol dire più soldi: le ore pagate si riducono man mano che salgono le scelte. Da 500 a 1.500 assistiti il fatturato cresce solo del 30%.
- L'IRAP, di solito, non la deve: per il convenzionato la Cassazione ha escluso l'autonoma organizzazione in una lunga serie di casi. Ma è una valutazione caso per caso, e il confine sta in che cosa fa chi lavora con te.
«Un medico di famiglia guadagna centomila euro l'anno»: la frase gira, ed è perfino vera. Solo che quel numero non è uno stipendio — è un fatturato, da cui devono ancora uscire i contributi, l'affitto dello studio, la collaboratrice, l'infermiere, il software, l'auto e le tasse. Quello che arriva sul conto è poco più di un terzo.
Questa guida ricostruisce il conto dall'inizio, sul testo dell'accordo collettivo nazionale per il triennio 2022-2024 — ipotesi firmata il 5 novembre 2025 e testo definitivo del 15 gennaio 2026. È una precisazione che conta, perché gli accordi si citano per triennio e non per data di firma. La cifra che si trova ovunque in rete, 41,32€ per assistito, è quella dell'ACN del triennio 2016-2018, soltanto firmato nell'aprile del 2022; poi è passata a 42,14€ con l'accordo 2019-2021 dell'aprile 2024, e infine ai 45,20€ in vigore da gennaio 2026. Chi cita i 41,32 sta indietro di due rinnovi. Vedremo da dove vengono i soldi, perché con il nuovo ruolo unico avere più pazienti non significa guadagnare di più, e quanto resta davvero dopo le tre sottrazioni.
1. Il compenso non conta le teste: le pesa
Il medico di medicina generale non è un dipendente. È un libero professionista convenzionato, e il Servizio sanitario lo paga per ogni assistito che ha in carico, non per ore di presenza. La voce principale si chiama quota capitaria e l'articolo 47 dell'accordo la fissa in 45,20€ all'anno per assistito. Ma non tutti gli assistiti valgono uguale:
Sommando le voci, un paziente over 75 ne vale 79,37€ contro i 48,28 di un adulto sano — ponderazione qualitativa compresa, come nella tabella qui sopra: è il modo in cui l'accordo riconosce che un anziano richiede più lavoro. Ci sono poi due quote che dipendono da chi sei e non da chi curi: 13,46€ sulle prime 500 scelte per chi è stato incaricato dopo il 23 marzo 2005 — una spinta a chi comincia — e un assegno individuale ad personam per chi era già convenzionato a quella data.
Il resto è variabile, ed è la parte che cresce: 3,08€ per il governo clinico, più 1,66 e 1,90 per la presa in carico dei cronici, più le quote per le patologie croniche e per il fondo obiettivi delle AFT. Fanno circa 8,97€ per assistito, ma non sono garantiti: li ripartiscono gli accordi regionali sulla base degli obiettivi raggiunti. E l'accordo mette nero su bianco quanto pesa questa logica: le quote negoziate a livello regionale possono arrivare fino al 30% del totale. Tradotto: quasi un terzo del tuo compenso non lo decide Roma, lo decide la tua Regione.
2. La sorpresa del ruolo unico: più pazienti, non più soldi
Qui c'è il cambiamento che quasi nessuno racconta, e che ribalta l'intuizione di tutti. Con il ruolo unico di assistenza primaria il medico ha un incarico a tempo pieno di 38 ore settimanali, divise fra i propri pazienti a scelta fiduciaria e un'attività a ore nell'ambito dell'AFT. E l'articolo 38 stabilisce che le ore si riducono man mano che le scelte salgono:
- fino a 400 assistiti: 38 ore a settimana
- da 401 a 1.000: 24 ore
- da 1.001 a 1.200: 12 ore
- da 1.201 a 1.500: 6 ore
Le ore sono pagate a parte, 25,72€ l'ora fra quota nazionale e regionale, e diventano 38,72€ per quelle svolte nelle Case della Comunità: l'accordo del 23 giugno 2026 le paga con un «compenso omnicomprensivo pari a 38,72 euro per ciascuna ora di attività», non con una maggiorazione da sommare alla quota ordinaria. Il risultato è che il compenso complessivo, al variare dei pazienti, è molto più piatto di quanto si creda:
Un medico con 500 assistiti e 38 ore settimanali fattura circa 83.000€; un massimalista con 1.500 assistiti e 6 ore ne fattura 107.700. Tre volte i pazienti per il 30% in più. Non è un difetto del sistema: è esattamente quello che il ruolo unico voleva fare, cioè smettere di pagare solo le teste e cominciare a pagare anche il tempo. Ma cambia il calcolo di chi entra adesso: rincorrere il massimale non è più la strategia ovvia, e con 500 pazienti si lavora comunque a tempo pieno.
Il massimale resta di 1.500 assistiti, che gli accordi regionali possono alzare fino a 1.800 per chi opera in forma associativa. E una voce si aggiunge sempre, anche ai massimalisti: le ore aggiuntive nelle Case della Comunità.
3. Le tre sottrazioni
Il numero che circola in rete si ferma al lordo. È il punto in cui questo conto diventa utile, perché fra il fatturato e il conto corrente ci sono tre passaggi, e nessuno è piccolo.
I contributi. Il medico convenzionato versa al Fondo della Medicina Convenzionata dell'ENPAM un 26%, ma non tutto suo: 10,375% lo mette l'Azienda sanitaria e 15,625% il medico, trattenuto direttamente dal cedolino. Su 107.700€ sono quasi 16.800€ che non vedi mai passare. In cambio quella è la tua pensione, e a differenza della Quota B del libero professionista non devi ricordarti di pagarla: arriva già trattenuta.
Le spese. Qui sta la differenza vera con un ospedaliero, ed è quella che rende il confronto fra i due lordi privo di senso: lo studio te lo paghi tu. Affitto o mutuo, utenze, software gestionale, assicurazione, auto, formazione. E soprattutto il personale, che è la voce che separa i due scenari di questa guida: uno studio essenziale sta sulle 22.000€ l'anno di spese complessive, uno con collaboratrice e infermiere arriva sulle 35.000. Un tempo esistevano indennità dedicate per la collaboratrice, l'infermiere e l'informatica; oggi sono confluite nel fondo aziendale dei fattori produttivi, che le storicizza e le ridistribuisce a livello regionale — non sono più una voce automatica che arriva perché assumi qualcuno.
Le imposte. Il reddito che resta è reddito da lavoro autonomo e paga l'IRPEF progressiva più le addizionali. Qui però l'accordo contiene una riga che vale migliaia di euro, e che quasi nessuno cita.
Il presupposto dell'IRAP è l'autonoma organizzazione, e per il medico convenzionato la Cassazione l'ha esclusa in una lunga serie di casi: non basta lo studio con le dotazioni che la convenzione stessa impone (Cass. 15870/2018), non bastano i compensi ai colleghi che ti sostituiscono per malattia o ferie (Cass. 17960/2019), non basta una dipendente con funzioni di segretaria (Cass. 29398/2019). Nella stessa direzione va la dichiarazione a verbale n. 2 allegata all'accordo, per cui l'attività del ruolo unico a ciclo di scelta «non possiede le caratteristiche di autonoma organizzazione» nemmeno con un collaboratore di studio — che però è una posizione delle parti contrattuali, non una norma tributaria: a decidere resta il giudice.
Il confine lo fissano le Sezioni Unite (Cass. 9451/2016): beni strumentali entro il minimo indispensabile, e lavoro altrui che non superi un collaboratore con mansioni esecutive. Quello che conta non è il numero di teste ma la funzione: la Cassazione ha escluso l'imposta anche a un convenzionato con segretaria, collaboratore part time e infermiere, perché nessuno di loro accresceva le sue potenzialità professionali (Cass. 22342/2022). Chi ha uno studio strutturato, con personale che amplifica quello che il medico da solo potrebbe fare, di norma l'IRAP la deve. Su un reddito da massimalista sono facilmente oltre 2.000€ l'anno: vale la pena guardarci con il commercialista, in un senso o nell'altro.
I 107.700€ non sono un dato di legge: sono un modello, e queste sono le sue ipotesi. Lista di 1.500 assistiti con il 17% di over 75 e nessun under 14 (i bambini stanno con il pediatra di libera scelta); 6 ore settimanali di attività oraria, che alla soglia del massimale sono quelle dovute, su 46 settimane lavorate; quota capitaria di 45,20€ con ponderazione e quota variabile, più i 13,46€ sulle prime 500 scelte. Cambia la composizione per età e cambia il totale: una lista di soli adulti scende sotto i 94.000€.
Il risultato: da 107.700€ di fatturato restano fra 38.500 e 45.700€ netti — il 36–42% — a seconda di quanto studio ti sei costruito. Chi lavora da solo in un ambulatorio essenziale sta in alto; chi ha collaboratrice, infermiere e studio in affitto sta in basso, ma lavora in modo diverso e regge più pazienti. È la stessa ragione per cui due colleghi con lo stesso numero di assistiti portano a casa diecimila euro di differenza.
4. Come si confronta con l'ospedaliero
Un dirigente medico del SSN nei primi cinque anni sta intorno ai 65.000€ lordi, che diventano circa 40.000 netti: le tasse le paga uguale, ma lo studio non ce l'ha, i contributi glieli versa l'azienda e non ha un euro di spese. Il medico di base a 1.500 assistiti parte da un lordo quasi doppio e arriva più o meno allo stesso netto — con in più l'indipendenza organizzativa e la libera professione, che il nuovo accordo consente in forma strutturata senza dover ridurre il massimale. Sono due mestieri diversi, non due stipendi diversi: confrontarli guardando solo il lordo significa confrontare due numeri che non vogliono dire la stessa cosa.
5. Le voci che si aggiungono, e i loro limiti
- Assistenza domiciliare programmata (ADP) e integrata (ADI): si pagano a prestazione, secondo gli allegati dell'accordo. C'è però un tetto che sorprende: i compensi per ADP non possono superare il 20% dei compensi mensili, salvo diversi accordi regionali.
- Prestazioni aggiuntive: vaccinazioni, medicazioni, piccola chirurgia ambulatoriale, secondo l'Allegato 6 e gli accordi regionali.
- Ore nelle Case della Comunità: 38,72€ l'ora, omnicomprensivi — sono i 25,10€ della quota base più 13,62, non un'aggiunta ai 25,72. Fino a 6 ore a settimana, dal lunedì al venerdì fra le 8 e le 20, in turni di almeno tre ore continuative. E chi garantisce almeno 4 ore settimanali diurne feriali prende la quota del fondo AFT su tutti i suoi assistiti.
- Libera professione: possibile in forma strutturata, in orari precisi, anche in strutture private, senza ridurre il massimale. Il reddito che ne deriva è però libera professione a tutti gli effetti: va dichiarato con il Modello D e paga la Quota B. Che cosa rende, in concreto: la medicina estetica come secondo lavoro.
Cosa fare adesso
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Leggi l'accordo della tua Regione, non solo quello nazionale
Fino al 30% del compenso passa dagli Accordi Integrativi Regionali, e la quota variabile dipende dagli obiettivi raggiunti. Due colleghi identici in due Regioni diverse hanno compensi diversi: l'AIR è il documento che vale davvero la pena leggere.
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Fai il conto delle spese prima di ingrandire lo studio
Una collaboratrice e un infermiere valgono più di 25.000€ l'anno, e le vecchie indennità dedicate non esistono più come voce automatica. Verifica quanto riconosce il fondo aziendale dei fattori produttivi nella tua ASL prima di assumere.
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Chiarisci la tua posizione IRAP, in un senso o nell'altro
La giurisprudenza sul convenzionato è generosa, ma decide caso per caso e guarda a che cosa fa il tuo personale, non a quanti sono. Con uno studio essenziale e una collaboratrice sei quasi certamente fuori dal presupposto; con una struttura che amplifica quello che potresti fare da solo, no. È una valutazione da fare con il commercialista sui tuoi numeri, prima di versare o di non versare.
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Non rincorrere il massimale per riflesso
Passare da 1.000 a 1.500 assistiti aggiunge circa diecimila euro lordi, perché nel frattempo perdi 18 ore settimanali pagate. Fai il conto sul tuo caso prima di aprire le scelte: potrebbe convenirti tenere le ore e usarle nella Casa della Comunità.
Domande frequenti
Quanto guadagna un medico di base nel 2026?
Con il massimale di 1.500 assistiti il fatturato lordo si aggira sui 107.700 euro l'anno: la quota capitaria vale 45,20 euro per assistito secondo l'articolo 47 dell'accordo collettivo nazionale 2022-2024, con 31,09 euro in più per ogni assistito dai 75 anni, 18,95 per ogni assistito sotto i 14 e 13,46 sulle prime 500 scelte per chi è stato incaricato dopo il 23 marzo 2005. Non è però uno stipendio: da quella cifra escono i contributi ENPAM a carico del medico, pari al 15,625 per cento, tutte le spese dello studio e le imposte. Quello che resta sono fra 38.500 e 45.700 euro netti, cioè fra il 36 e il 42 per cento del lordo.
Conviene avere più pazienti possibile?
Con il ruolo unico di assistenza primaria molto meno di prima. L'articolo 38 dell'accordo riduce le ore retribuite man mano che salgono le scelte: 38 ore settimanali fino a 400 assistiti, 24 da 401 a 1.000, 12 da 1.001 a 1.200 e 6 da 1.201 a 1.500. Poiché le ore sono pagate 25,72 euro ciascuna, il compenso complessivo è molto più piatto di quanto si creda: circa 83.000 euro lordi con 500 assistiti contro 107.700 con 1.500. Triplicare i pazienti aumenta il fatturato di circa il 30 per cento, non del 200.
Il medico di famiglia paga l'IRAP?
Di solito no, ma non per automatismo. Il presupposto dell'IRAP è l'autonoma organizzazione, e per il medico convenzionato la Corte di cassazione l'ha esclusa in una lunga serie di casi: non basta lo studio con le dotazioni che la convenzione stessa impone (sentenza 15870 del 2018), non bastano i compensi ai colleghi che lo sostituiscono per malattia o per ferie (sentenza 17960 del 2019), non basta una dipendente con funzioni di segretaria (ordinanza 29398 del 2019). Va nella stessa direzione la dichiarazione a verbale numero 2 allegata all'accordo collettivo, per cui l'attività del ruolo unico a ciclo di scelta non possiede le caratteristiche di autonoma organizzazione nemmeno con un collaboratore di studio: è però una posizione delle parti contrattuali e non una norma tributaria, quindi a decidere resta il giudice. Il confine lo fissano le Sezioni Unite con la sentenza 9451 del 2016: beni strumentali entro il minimo indispensabile e lavoro altrui che non superi un collaboratore con mansioni esecutive. Conta la funzione e non il numero di persone, tanto che la Cassazione ha escluso l'imposta anche a un convenzionato con segretaria, collaboratore part time e infermiere, perché nessuno di loro accresceva le sue potenzialità professionali. Chi ha uno studio strutturato, con personale che amplifica quello che il medico da solo potrebbe fare, di norma l'IRAP la deve. Su un reddito da massimalista sono facilmente oltre 2.000 euro l'anno, quindi conviene chiarire la propria posizione con il commercialista, in un senso o nell'altro.
Guide correlate
Fonti
- Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, triennio 2022-2024 — ipotesi sottoscritta il 5 novembre 2025, testo definitivo del 15 gennaio 2026, modificato dall'accordo del 23 giugno 2026 sulle Case della Comunità. Serie storica della quota capitaria: 41,32€ nell'ACN n. 71/CSR del 28 aprile 2022, che la Risposta AdE n. 73/2025 qualifica testualmente come «relativo al triennio 2016-2018»; 42,14€ e 24,25€ l'ora nell'ACN n. 51/CSR del 4 aprile 2024, triennio 2019-2021, che li «rideterminava» a decorrere dal 1° gennaio 2021. Art. 47: quota capitaria di 45,20€ per assistito, 31,09€ per gli over 75, 18,95€ per gli under 14, 13,46€ sulle prime 500 scelte, 3,08€ di ponderazione qualitativa, quota variabile (3,08 + 1,66 + 1,90 + 0,81 + 0,20 + 1,32), quota oraria di 25,10€ più 0,26 e 0,36, 13,62€ l'ora nelle Case della Comunità, quote regionali fino al 30% del totale, ADP entro il 20% dei compensi mensili. Art. 38: massimale di 1.500 assistiti elevabile a 1.800 dagli AIR per le forme associative, e riduzione oraria 38/24/12/6. Dichiarazione a verbale n. 2: assenza di autonoma organizzazione.
- Fondazione ENPAM — guida «Dalla laurea alla pensione» per i medici di medicina generale: aliquota del Fondo della Medicina Convenzionata pari al 26%, ripartita fra 10,375% a carico dell'Azienda sanitaria e 15,625% a carico del medico, trattenuta dal cedolino; inquadramento previdenziale del convenzionato e della libera professione in Quota B.
- D.Lgs. 502/1992, art. 8 (rapporti con i medici convenzionati); Legge 833/1978, art. 48 (deroghe al massimale); D.M. Salute 23 maggio 2022, n. 77 (Case della Comunità); Legge 234/2021, art. 1, comma 274 (risorse per le ore nelle Case della Comunità).
Gli importi citati sono quelli dell'accordo nazionale in vigore a metà 2026. Fino al 30% del compenso è negoziato a livello regionale e legato agli obiettivi raggiunti: il compenso reale varia quindi da Regione a Regione e da anno ad anno. Gli esempi numerici sono costruiti su ipotesi dichiarate — 46 settimane di attività, 16% di assistiti over 75, 2% sotto i 14 anni, spese di studio fra 22.000 e 35.000€ — e non sono una previsione del tuo compenso; le spese, in particolare, dipendono interamente dalle scelte organizzative individuali. Questo articolo ha finalità divulgative e non costituisce consulenza fiscale, previdenziale o legale personalizzata.