- Nel forfettario l'imposta si paga sul 78% dei compensi (coefficiente dei medici), non sui guadagni reali: i costi veri non si scaricano.
- Prima ancora dei compensi conta lo stipendio: chi nell'anno precedente ha avuto più di 35.000€ di redditi da lavoro dipendente nel regime non ci può entrare. Per un dirigente del SSN vuol dire che il forfettario, sulla libera professione, non c'è.
- Sui compensi, due soglie: sopra 85.000€ esci dall'anno successivo, sopra 100.000€ esci subito, nello stesso anno.
- Conviene con pochi costi; diventa una trappola se i costi reali superano il 22% dei compensi o se vuoi usare le deduzioni (riscatti, fondo pensione).
Per il medico libero professionista, la prima decisione fiscale che impatta sul netto annuale è anche la più sottovalutata: in che regime tieni la partita IVA? La maggior parte la prende una volta sola, al primo anno, su consiglio frettoloso — e poi non la rivede mai più.
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato: paghi un'imposta fissa del 5% (primi cinque anni di nuova attività) o del 15%, al posto dell'IRPEF progressiva che arriva al 43% più addizionali. In cambio rinunci a quasi tutte le deduzioni. Per chi inizia è quasi sempre la scelta giusta; per chi cresce può trasformarsi in una trappola: fiscale oggi, previdenziale a sessantotto anni.
Il forfettario in 60 secondi
- Soglia di accesso: ricavi/compensi non superiori a €85.000 nell'anno precedente.
- Causa di esclusione: non può accedervi chi nell'anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati oltre €35.000. L'esclusione non opera se il rapporto di lavoro è cessato nell'anno precedente.
- Uscita dal regime: sopra €85.000 esci dall'anno successivo; sopra €100.000 la fuoriuscita è immediata, nello stesso anno.
- Coefficiente di redditività per attività sanitarie: 78%. Significa che il 78% dei compensi è imponibile; il 22% è considerato "costo forfettario", indipendentemente dai costi reali.
- Aliquota: 5% per i primi 5 anni di nuova attività (se rispetti i requisiti di novità), 15% dal sesto anno.
- Deduzioni ammesse: solo i contributi previdenziali obbligatori (ENPAM Quota A e B). Niente altro: né riscatti, né fondo pensione, né costi reali (riscatti e fondo pensione restano deducibili solo da eventuali altri redditi IRPEF, per esempio da lavoro dipendente).
- IVA: qui il regime non cambia nulla. Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione sono esenti (art. 10 n. 18 DPR 633/1972) in forfettario come in ordinario: il medico non addebita IVA al paziente in nessuno dei due casi. L'IVA riguarda solo le attività non sanitarie — perizie medico-legali, consulenze, docenze, medicina estetica non terapeutica. Fatturazione elettronica: obbligatoria.
La porta che si chiude prima: lo stipendio
Le soglie della figura guardano i compensi della partita IVA. Ce n'è però un'altra, che agisce prima e che a molti medici chiude il regime senza che se ne accorgano: non può accedere al forfettario chi nell'anno precedente ha percepito più di 35.000€ di redditi di lavoro dipendente o assimilati. È la lettera d-ter del comma 57 dell'articolo 1 della legge 190/2014. La soglia scritta nella norma è di 30.000€: è stata portata a 35.000 per il 2025 e confermata per il 2026 dal comma 27 della legge di bilancio (legge 199/2025). Senza nuovi interventi, dal 2027 si torna a 30.000.
Per il medico italiano il dettaglio cambia il quadro più di quanto sembri, perché la maggioranza dei medici è dipendente. Un dirigente del SSN sta intorno ai 65.000€ lordi già nei primi cinque anni: è fuori. E resta fuori anche passando al rapporto non esclusivo, perché la soglia guarda lo stipendio, non l'esclusività. Per lui la libera professione esterna si tassa a IRPEF piena, e l'unico regime di favore che gli resta è quello dell'intramoenia — che però agevola i contributi, non le imposte: Quota B al 2% invece che al 19,50%.
L'esclusione cade se il rapporto di lavoro è cessato nell'anno precedente, a meno che nello stesso anno si siano percepiti una pensione o redditi da un altro rapporto. È il caso di chi lascia l'ospedale per mettersi in proprio: l'anno dopo le dimissioni il forfettario torna disponibile, e con l'aliquota al 5% se l'attività è nuova.
Il medico di medicina generale dipendente non è, quindi questa porta non lo riguarda — lo blocca l'altra: i suoi compensi di convenzione sono compensi a tutti gli effetti, e un massimalista con 1.500 assistiti ne fattura circa 107.700. Fuori anche lui, per la soglia degli 85.000.
Un esempio numerico
Medico libero professionista con €60.000 di compensi annui in forfettario:
Quota B calcolata sulla parte di reddito eccedente quella già coperta dalla Quota A: qui medico under 40, soglia €5.446,77 (dai 40 anni: €10.059,28) — 19,5% × (46.800 − 5.446,77) ≈ €8.064. Soglie aggiornate ogni anno da ENPAM.
Per confronto: lo stesso reddito in regime ordinario sconta l'IRPEF progressiva (23–43% per scaglioni, più addizionali), tipicamente diverse migliaia di euro in più di imposta. Ma il confronto vero non si ferma qui — ed è proprio qui che il forfettario inganna.
Quando il forfettario è la scelta giusta
- Hai appena aperto la partita IVA e i ricavi sono ancora bassi (sotto i €30–40.000): l'aliquota del 5% per i primi cinque anni è imbattibile.
- I tuoi costi reali sono molto bassi — tipico di chi opera presso strutture altrui, senza studio proprio, con attrezzature fornite: il forfait del 22% di costi presunti ti "regala" più di quanto realmente spendi.
- Vuoi semplicità amministrativa estrema e accetti un'aliquota effettiva un po' più alta in cambio di zero contabilità analitica.
Quando è una trappola travestita da agevolazione
- I tuoi costi reali superano largamente il 22% — specialità ad alta intensità di capitale: chirurgia con sala operatoria, odontoiatria con riunito, oculistica con strumenti diagnostici. Non puoi dedurli: paghi tasse su un reddito gonfiato rispetto alla realtà.
- Vuoi azionare i riscatti ENPAM e la previdenza complementare. In forfettario non riducono l'imposta sostitutiva: si deducono solo da eventuali altri redditi IRPEF, se ne hai. Una delle leve fiscali più potenti per il medico — vedi l'articolo sul riscatto della laurea — si dimezza.
- Ti avvicini ai €70–80.000 di compensi. Sopra gli €85.000 esci dal regime dall'anno successivo; sopra i €100.000 l'uscita è immediata nello stesso anno. In entrambi i casi ti ritrovi in ordinario senza preparazione contabile: l'uscita forzata è molto più traumatica di quella programmata.
L'effetto nascosto: la pensione
Un dettaglio che pochi notano. Chi resta a lungo in forfettario calcola i contributi ENPAM sull'imponibile forfettario (78% dei compensi), non sul reddito effettivo. Se i costi reali sono sotto il 22% dei compensi — il caso tipico di chi sceglie il forfettario — la base contributiva risulta più bassa di quella che avresti in ordinario, e con essa la pensione futura. Se invece i costi superano il 22%, vale il contrario: è il forfettario a darti una base contributiva più alta.
Su trent'anni la differenza è significativa: il "risparmio" fiscale di oggi diventa un costo previdenziale a sessantotto anni.
Il confronto in sintesi
Imposta
Costi reali
Riscatti ENPAM, fondo pensione
Contributi ENPAM
Pensione futura
Contabilità
Forfettario nei primi 3–5 anni di partita IVA: quasi sempre. Forfettario sopra i €50.000 di compensi: solo se i costi reali sono molto bassi e non hai intenzione di azionare le leve fiscali avanzate. Sopra i €70.000: valuta di passare volontariamente all'ordinario anche prima di sforare la soglia — l'uscita programmata è molto meno traumatica dell'uscita forzata.
E la SRL?
Per completezza: esiste una terza via, la società (SRL o STP — società tra professionisti), rilevante per studi strutturati con più professionisti, dipendenti e investimenti significativi. È un livello di complessità superiore — costi di gestione, doppio livello di tassazione, adempimenti societari — che ha senso solo sopra determinate soglie di fatturato e con una pianificazione dedicata insieme a un commercialista. Per il singolo medico libero professionista, la scelta concreta resta quasi sempre fra forfettario e ordinario.
Cosa fare adesso
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Guarda prima lo stipendio, poi i compensi
Se nell'anno scorso hai avuto più di 35.000€ di redditi da lavoro dipendente — e un dirigente del SSN li ha — il forfettario non è un'opzione, per quanto bassi siano i compensi della partita IVA. È il primo controllo da fare, perché rende inutile tutto il resto.
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Verifica in che regime sei (e da quanto)
Sembra banale, ma molti medici non sanno con certezza il proprio regime né da quanti anni godono del 5%. Lo trovi sulla prima pagina dell'ultima dichiarazione dei redditi o lo chiedi al commercialista.
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Somma i tuoi costi reali annui
Affitto studio, attrezzature, assicurazioni, software, formazione, trasferte: la lista delle spese deducibili aiuta a non dimenticarne. Se superano il 22% dei compensi, il forfettario ti sta facendo pagare tasse su soldi che hai già speso.
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Se sei sopra i €60–70.000, fai il confronto completo
Non solo imposta contro imposta: includi il valore delle deduzioni che l'ordinario sblocca (riscatti, fondo pensione, costi reali) e l'effetto sulla pensione. È un calcolo da fare una volta, con il commercialista, su numeri tuoi.
Domande frequenti
Un medico dipendente del SSN può usare il forfettario per la libera professione?
Di norma no. Non può accedere al regime forfettario chi nell'anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro: è la lettera d-ter del comma 57 dell'articolo 1 della legge 190/2014, con la soglia elevata da 30.000 a 35.000 euro per il 2025 e confermata per il 2026 dal comma 27 della legge 199/2025. Un dirigente medico del Servizio sanitario nazionale sta intorno ai 65.000 euro lordi già nei primi cinque anni, quindi la supera ampiamente, e la supera anche passando al rapporto non esclusivo, perché la soglia guarda lo stipendio e non il tipo di rapporto. L'esclusione non opera se il rapporto di lavoro è cessato nell'anno precedente, salvo che nello stesso anno si percepiscano una pensione o redditi da un altro rapporto: chi lascia l'ospedale per mettersi in proprio ritrova il forfettario dall'anno successivo.
Qual è la soglia di compensi per restare nel regime forfettario da medico?
Il limite è di 85.000 euro di ricavi o compensi nell'anno precedente: sopra questa soglia si esce dal regime dall'anno successivo. Oltre i 100.000 euro di compensi, invece, l'uscita è immediata nello stesso anno e l'intero reddito torna a tassazione ordinaria. Questa uscita forzata è più traumatica di un passaggio programmato all'ordinario. Attenzione a un equivoco diffuso: uscire dal forfettario non fa scattare l'IVA sulle visite, perché le prestazioni sanitarie sono esenti in ogni regime (art. 10 n. 18 DPR 633/1972).
Nel forfettario il medico può dedurre i riscatti ENPAM e il fondo pensione?
Dal reddito forfettario no: sono deducibili solo i contributi previdenziali obbligatori, cioè ENPAM Quota A e Quota B. Riscatti e previdenza complementare si possono dedurre soltanto da eventuali altri redditi soggetti a IRPEF, per esempio da lavoro dipendente. Per usare in pieno queste leve serve il regime ordinario, dove i riscatti sono deducibili senza tetto e il fondo pensione fino a 5.300 euro.
Perché restare a lungo in forfettario abbassa la pensione del medico?
Chi resta a lungo in forfettario calcola i contributi ENPAM sull'imponibile forfettario, cioè il 78% dei compensi, e non sul reddito effettivo. Se i costi reali sono sotto il 22% dei compensi, cioè il caso tipico di chi sceglie il forfettario, la base contributiva è più bassa di quella che si avrebbe in ordinario, e con essa la pensione futura. Se i costi superano il 22%, vale il contrario. Su trent'anni la differenza è significativa: il risparmio fiscale di oggi diventa un costo previdenziale a sessantotto anni.
Guide correlate
Fonti
- Legge 190/2014 art. 1 c. 54–89 e succ. mod. — disciplina del regime forfettario: soglia di €85.000 di ricavi o compensi al comma 54 lett. a) (Legge di Bilancio 2023) ed esclusione per redditi di lavoro dipendente o assimilati eccedenti €30.000 al comma 57 lett. d-ter), soglia elevata a €35.000 per il 2025 e confermata per il 2026 dal comma 27 dell'art. 1 della legge 199/2025.
- Coefficienti di redditività per codici ATECO sanitari (86.21.00, 86.22.01, 86.22.09, 86.23.00): 78%.
- Agenzia delle Entrate — scheda informativa sul regime forfettario.
- ENPAM — base imponibile Quota B per i regimi forfettari.
Aliquote, soglie e coefficienti citati riflettono la normativa vigente ad agosto 2026. La scelta del regime fiscale dipende dalla situazione reddituale, dai costi e dagli obiettivi individuali: confrontati sempre con un commercialista prima di cambiare regime. Questo articolo ha finalità divulgative e non costituisce consulenza fiscale personalizzata.