- Al massimale di 1.000 assistiti si arriva a circa 104.000€ lordi l'anno: tolti i contributi restano circa 87.000€, prima di tasse e costi di studio.
- Ogni assenza te la paghi, ferie comprese: al sostituto va dal 44% al 66% della quota, a seconda del mese.
- Niente TFR e nessun contributo del datore: il capitale per dopo lo costruisci tu, con tre mosse in ordine — cuscinetto, previdenza, investimento.
Il pediatra di famiglia non rientra in nessuna casella. Non ha un datore di lavoro, ma nemmeno dei clienti che paga di tasca propria. Non ha uno stipendio, ma un compenso deciso da un contratto nazionale. Versa contributi che non ha scelto e che non vede nemmeno passare, perché glieli trattengono prima che il denaro arrivi. Il risultato è che quasi nessuno, nella categoria, sa dire con precisione quanto sta versando, cosa otterrà e cosa dovrebbe fare nel frattempo.
Il tuo rapporto con il Servizio Sanitario è regolato dall'Accordo Collettivo Nazionale, non da un contratto di lavoro dipendente. Da lì discende tutto. Qui vediamo prima come funziona davvero il tuo compenso, poi cosa succede quando ti fermi e cosa ti aspetta alla pensione. E infine la parte che conta di più: le mosse da fare, in ordine.
1. Come ti pagano
Non ricevi uno stipendio ma una quota per assistito: una cifra fissa all'anno per ogni bambino che ti ha scelto, che tu lo visiti una volta o venti. La stabilisce l'accordo nazionale, ed è uguale in tutta Italia.
| Voce (all'anno, per assistito) | Importo | Quando spetta |
|---|---|---|
| Compenso di base | €87,92 | per ogni bambino in carico |
| Aggiunta per la prima infanzia | €17,93 | per ogni assistito sotto i 6 anni |
| Quota di ingresso | €24,00 | solo sulle prime 250 scelte, se hai avuto l'incarico dopo il 2005 |
| Fondo di ponderazione | €3,08 | ripartito dagli accordi regionali |
Valori dell'accordo nazionale per il triennio 2019-2021, firmato il 25 luglio 2024. A queste voci si aggiungono la quota variabile, la quota per servizi e il fondo dei fattori produttivi, che l'accordo nazionale definisce ma fa negoziare alle Regioni: insieme possono arrivare fino al 30% del totale. Quanto valgano nel tuo caso dipende dall'accordo regionale e dagli obiettivi della tua aggregazione.
Il numero massimo di bambini che puoi avere in carico è 1.000. Li acquisisci dalla nascita fino ai sei anni — in quella fascia sei l'unico che può averli — e li conservi fino ai quattordici. Poi l'azienda revoca la scelta d'ufficio, ma su richiesta del genitore e con il tuo assenso l'assistenza può proseguire fino ai sedici anni in caso di patologia cronica, disabilità o documentate situazioni di disagio psico-sociale.
Il massimale non è un muro invalicabile. Fratelli e sorelle di un bambino che segui già entrano oltre il tetto, e soprattutto l'azienda può attivare deroghe per necessità assistenziali locali: nelle zone dove i pediatri mancano — e sono sempre di più — non è raro trovare colleghi ben oltre le mille scelte. In quel caso i compensi seguono: l'accordo dice che le quote si corrispondono fino al massimale e alle eventuali deroghe.
Un dettaglio che conta sul cedolino: le scelte non decorrono dal giorno in cui arrivano. Fanno testo il 15 del mese: una scelta, una revoca o una ricusazione che interviene entro il 15 vale dal primo giorno del mese in corso; dal 16 in poi slitta al mese successivo. È il motivo per cui il numero di assistiti su cui ti pagano non coincide quasi mai con quelli che hai davvero in quel momento.
Un pediatra al massimale, con 1.000 assistiti di cui circa 400 sotto i sei anni e incarico ottenuto dopo il 2005, arriva a circa 104.000€ lordi di sola quota per assistito, più le quote regionali. Tolti i contributi restano circa 87.000€: da lì partono le tasse e i costi di studio, personale e attrezzature, tutti a carico tuo.
C'è una conseguenza importante in questo modo di essere pagati: il tuo compenso ha un tetto. Non cresce con l'esperienza, non ha scatti di anzianità, e sopra i 1.000 assistiti non si va. Un dipendente a fine carriera guadagna molto più che all'inizio; tu no. Tienilo a mente, perché cambia tutto quello che viene dopo.
2. I contributi che non vedi passare
Sui compensi della convenzione va all'ENPAM il 26%. Non lo versi tu: lo trattiene l'azienda sanitaria e lo gira direttamente all'ente. Di quel 26%, 16,625% esce dal tuo compenso e il resto lo aggiunge l'azienda. In pratica, sui 104.000€ dell'esempio sono circa 17.300€ l'anno che non vedi mai.
Attenzione a non confonderlo con gli altri contributi ENPAM di cui si sente parlare: sono tre cose diverse, e da convenzionato le paghi tutte.
| Contributo | Si calcola su | Come lo paghi |
|---|---|---|
| Il 26% del Fondo convenzionati | i compensi della convenzione | te lo trattiene l'azienda |
| Quota A | un importo fisso, per fascia d'età | lo versi tu, di norma entro il 30 aprile |
| Quota B | il reddito da libera professione privata | lo versi tu, dopo il Modello D |
Su questo punto c'è una confusione diffusa anche tra chi il mestiere lo fa da anni: quella trattenuta viene spesso chiamata "Quota B", ma non lo è. La Quota B riguarda solo il reddito da libera professione privata e la versi tu con il Modello D. Il prelievo sul cedolino della convenzione è un'altra cosa: è il contributo al Fondo della medicina convenzionata. Lo chiarisce l'ENPAM stessa, che distingue i tre canali — Quota A perché sei iscritto all'Albo, Fondo della medicina convenzionata perché lavori per conto di un'Asl, Quota B se eserciti anche la libera professione.
La Quota A la devono tutti gli iscritti all'Albo, quindi anche tu: gli importi per fascia d'età sono nella guida a Quota A e Quota B. Se fai anche visite private fuori convenzione, quel reddito sconta la Quota B, ma puoi chiedere l'aliquota ridotta al 9,75% invece del 19,50%, proprio perché contribuisci già al Fondo. È una richiesta da fare prima del Modello D: non arriva da sola.
Accanto ai contributi, sul cedolino trovi la seconda trattenuta: la ritenuta d'acconto IRPEF del 20%, che l'azienda applica come sostituto d'imposta. Non è l'imposta definitiva ma un anticipo: il conto vero si fa in dichiarazione, dove si tiene conto di tutti i tuoi redditi, delle deduzioni e dei costi dello studio. Chi è in regime forfettario non subisce questa ritenuta.
Una curiosità per completezza: il medico di famiglia versa lo stesso 26% ma con una ripartizione leggermente diversa, 15,625% a suo carico invece del tuo 16,625%. Su un anno pieno sono poco più di mille euro: poca cosa rispetto alle scelte che contano davvero, ma spiega perché i due cedolini non tornano identici.
La leva che hai solo tu: l'aliquota modulare
Come convenzionato puoi aumentare volontariamente i tuoi contributi, da 1 fino a 5 punti percentuali in più, lasciando invariata la quota dell'azienda. La scelta si fa entro il 31 gennaio di ogni anno, e nella stessa finestra puoi cambiare quella già presa.
Serve a due cose insieme: aumenta la pensione futura e abbassa il reddito imponibile di quest'anno, perché i contributi obbligatori si deducono. Al 43% di aliquota marginale, mettere 100 ne costa davvero 57. Torneremo su quando conviene usarla, più avanti.
E l'INPS?
Sul reddito della convenzione non versi nulla all'INPS: la tua cassa è l'ENPAM e basta. Ma quasi certamente hai contributi INPS alle spalle: durante la specializzazione il compenso ricade nella Gestione Separata. Cinque anni di montante che stanno in un altro ente. Non sono persi, ma non si sommano da soli: al momento della pensione vanno fatti valere con il cumulo gratuito, che è una domanda da presentare. E se hai personale nello studio, con l'INPS tratti come datore di lavoro per i loro contributi.
3. Quando ti fermi, paghi due volte
Qui c'è la differenza che più sorprende chi arriva dalla dipendenza. L'accordo dice che devi farti sostituire fin dal primo giorno di assenza, qualunque ne sia il motivo. Non esistono ferie retribuite: se stacchi due settimane, in ambulatorio va un sostituto e una parte del tuo compenso va a lui.
Al sostituto spetta il 55% della quota per assistito. Ma quella percentuale cambia con la stagione, perché d'inverno i bambini si ammalano di più e il lavoro non è lo stesso.
| Se ti assenti in | Al sostituto | Un mese di assenza ti costa |
|---|---|---|
| Dicembre, gennaio, febbraio, marzo | 66% | ≈ 5.230€ |
| Aprile, maggio, ottobre, novembre | 55% | ≈ 4.360€ |
| Giugno, luglio, agosto, settembre | 44% | ≈ 3.490€ |
Percentuali sulla quota per assistito; le altre voci restano a te. Gli importi sono calcolati sull'esempio del pediatra al massimale.
Tradotto: la stessa settimana di ferie costa un terzo in più a gennaio che ad agosto. È un'informazione utile quando pianifichi l'anno, e ancora di più se devi programmare un intervento o un periodo di cura.
Quelle percentuali sono il riferimento dell'accordo. Nella pratica quotidiana, per le assenze brevi, titolare e sostituto si accordano direttamente, spesso su una tariffa giornaliera che varia parecchio per zona e periodo dell'anno. Il meccanismo di fondo resta: per i primi trenta giorni l'azienda paga te, e sei tu a remunerare il sostituto; dal trentunesimo paga direttamente lui.
Una nota fiscale che alleggerisce il conto: quello che paghi al sostituto è un costo deducibile, perché rientra tra i compensi versati ad altri professionisti. Vale però solo in regime ordinario: in forfettario, come tutti gli altri costi reali, non abbatte nulla. È un elemento da mettere nel confronto tra i due regimi, se fai molte sostituzioni.
Con la malattia si aggiunge un secondo problema. L'indennità dell'ENPAM arriva solo dal 31° giorno, e può durare fino a 730. Il primo mese, quindi, lo paghi due volte: il sostituto da remunerare e nessuna indennità in arrivo, mentre affitto, stipendio della segretaria e utenze corrono uguali. Dal trentunesimo giorno è l'azienda a pagare direttamente il sostituto.
4. La pensione che ti aspetta
La pensione del Fondo convenzionati arriva a 68 anni, e serve aver chiuso il rapporto con l'azienda. Se smetti prima di compierli, ti servono almeno 15 anni di contributi per averla comunque.
Uscire prima si può, ma non è facile: oltre alla cessazione servono 30 anni di laurea e, in alternativa, 42 anni di contributi a qualsiasi età oppure 35 anni di contributi con almeno 62 anni. E sull'importo si applicano i coefficienti legati all'aspettativa di vita, che lo riducono.
Sul come si calcola, una precisazione che conta. Non è il sistema contributivo puro a cui siamo abituati: si ricostruisce il compenso di ogni anno dai contributi versati, si rivaluta, si fa una media — la base pensionabile — e vi si applicano le aliquote di rendimento previste dal regolamento. Dal 2013 la rivalutazione dei compensi è al 100% dell'indice ISTAT per chi a quella data aveva meno di 50 anni, al 75% per gli altri.
Tre cose utili da sapere, che quasi nessuno usa:
- Lavorare oltre i 68 anni rende di più. Per i periodi maturati dopo l'età di vecchiaia, le aliquote di rendimento sono aumentate di due punti percentuali, fino al compimento dei 72 anni.
- Puoi trasformare una parte della pensione in capitale, fino a un massimo del 15%, a condizione che quel che resta valga almeno il doppio del trattamento minimo. È l'unico "capitale di uscita" previsto, ed è piccolo.
- Puoi rallentare invece di smettere. Esiste l'anticipazione della prestazione previdenziale, prevista espressamente per i pediatri di libera scelta: si chiede all'azienda di ridurre l'attività in convenzione e si inizia a percepire una parte della prestazione. Utile per non passare dal pieno ritmo a zero in un giorno.
Infine un dettaglio pratico: la domanda va presentata entro cinque anni dal raggiungimento dei requisiti.
5. Cosa fare, in ordine
Tutto quello che precede porta a una conclusione sola: il capitale per la seconda parte della vita non arriverà da sé. Il collega ospedaliero a fine carriera incassa il TFR, spesso oltre centomila euro, e ha un fondo pensione in cui l'azienda mette dell'altro. Tu arrivi alla pensione con la rendita ENPAM e poco più.
La buona notizia è che gli strumenti ci sono tutti, e vanno usati in quest'ordine. Non è un ordine di importanza: è un ordine di tempo. Ognuno rende possibile il successivo.
Primo: il cuscinetto, dimensionato sulle tue assenze
Il fondo di emergenza del pediatra non si calcola come quello di un dipendente. A te non serve coprire "tre-sei mesi di spese di casa": ti serve reggere un dimezzamento del compenso mentre i costi dello studio restano interi, e il primo mese di malattia senza alcuna indennità.
Il conto pratico: prendi le spese familiari di un mese, aggiungi i costi fissi dello studio (affitto, personale, utenze), sottrai quel che continueresti a incassare durante una sostituzione. Quello è il buco mensile. Moltiplicalo per sei. Tenuto su un conto separato e liquido, non investito.
Secondo: la previdenza, che ti costa meno di quanto versi
Hai due strade, e non si escludono.
- L'aliquota modulare presso l'ENPAM: fino a 5 punti in più, decisi entro il 31 gennaio. Va tutto nella pensione del Fondo, con le sue regole.
- FondoSanità, il fondo pensione dei sanitari autonomi e convenzionati: è un fondo negoziale, quindi a costi bassi, e puoi aderirvi. Qui il capitale resta tuo e alla fine scegli tu quanto prendere in capitale e quanto in rendita.
Entrambe hanno lo stesso vantaggio, ed è grosso: quello che versi si deduce dal reddito. Per il fondo pensione il tetto è di 5.300€ l'anno: con un'aliquota al 43% significa circa 2.280€ di tasse in meno. E in uscita la tassazione è agevolata, dal 15% fino al 9% per chi resta iscritto a lungo. Il confronto completo è nella guida quale fondo pensione scegliere.
Quale delle due per prima? Se non hai ancora un fondo pensione, di solito conviene partire da lì: è più flessibile, il capitale resta separato e in uscita puoi scegliere. L'aliquota modulare ha senso soprattutto quando il fondo pensione è già alimentato fino al tetto deducibile.
Terzo: investire quel che avanza
Oltre il tetto deducibile, i risparmi che restano vanno messi al lavoro con un orizzonte lungo. Qui non ci sono vantaggi fiscali in entrata, ma c'è la libertà: puoi disporne quando vuoi, cosa che il fondo pensione non consente.
Lo strumento più semplice ed economico sono gli ETF: costano una frazione di un fondo venduto in banca, e su vent'anni la differenza di costo vale decine di migliaia di euro. Su come metterli insieme senza dover indovinare il futuro, parti dai portafogli modello; per capire quanto ti serve accumulare, usa quanto risparmiare per la pensione.
Un'ultima cosa, che vale il doppio per te. Il tuo compenso non cresce con l'età: la capacità di risparmio che hai a quarant'anni è grosso modo quella che avrai a sessanta. Non puoi contare su un futuro te stesso più ricco che rimedia. Chi ha un reddito piatto deve iniziare prima e con più costanza — ed è esattamente la situazione in cui l'interesse composto fa la differenza più grande.
Cosa fare adesso
- Guarda il cedolino e individua la trattenuta ENPAM: deve essere il 16,625% dei compensi.
- Calcola il tuo buco mensile in caso di sostituzione (spese di casa + costi fissi di studio − quel che continueresti a incassare) e portalo a sei mesi sul conto di emergenza.
- Se non hai un fondo pensione, aprine uno e arriva al tetto deducibile di 5.300€; poi valuta l'aliquota modulare, ricordando la scadenza del 31 gennaio.
- Se fai attività privata, verifica di aver chiesto l'aliquota ridotta al 9,75% sulla Quota B.
- Quando puoi, concentra le assenze lunghe in estate: il sostituto costa il 44% invece del 66%.
- Recupera l'estratto dei contributi INPS della specializzazione e informati sul cumulo gratuito.
- Fai il tuo bilancio patrimoniale una volta l'anno: senza quel numero, tutto il resto si decide al buio.
Domande frequenti
Quanto guadagna un pediatra di libera scelta?
Dipende da quanti bambini ha in carico. L'accordo nazionale riconosce 87,92 euro l'anno per ogni assistito, più 17,93 euro per ogni bambino sotto i sei anni e, per chi ha ottenuto l'incarico dopo il 2005, 24 euro sulle prime 250 scelte. Un pediatra al massimale di 1.000 assistiti arriva così a circa 104.000 euro lordi l'anno, a cui si aggiungono le quote negoziate a livello regionale. Tolti i contributi restano circa 87.000 euro, da cui vanno ancora sottratte le tasse e i costi di studio e personale.
Quanti bambini può avere in carico un pediatra di libera scelta?
Il massimale è di 1.000 scelte, ma l'azienda sanitaria può attivare deroghe per necessità assistenziali locali, e dove i pediatri scarseggiano non è raro superarlo. Il pediatra acquisisce gli assistiti dalla nascita al compimento del sesto anno, fascia in cui è l'unico titolare, e li conserva fino al quattordicesimo; su richiesta del genitore e con l'assenso del pediatra l'assistenza può proseguire fino ai sedici anni in caso di patologia cronica, disabilità o documentato disagio psico-sociale. Fratelli e sorelle di un bambino già in cura si aggiungono oltre il massimale.
Il pediatra di libera scelta ha le ferie pagate?
No. L'accordo nazionale prevede l'obbligo di farsi sostituire fin dall'inizio dell'assenza, qualunque ne sia il motivo, e il compenso del sostituto grava sul titolare: al sostituto spetta il 55% della quota per assistito, maggiorato del 20% da dicembre a marzo e ridotto del 20% da giugno a settembre, in ragione della diversa morbilità stagionale. In pratica le ferie si finanziano rinunciando a una parte del compenso di quel periodo, e la stessa assenza costa circa un terzo in più se presa in inverno anziché in estate.
Il pediatra di libera scelta versa contributi anche all'INPS?
Sul reddito dell'attività in convenzione no: la contribuzione obbligatoria va interamente all'ENPAM. Quasi ogni pediatra ha però contributi INPS maturati durante la specializzazione, quando il compenso ricade nella Gestione Separata: quei periodi non si perdono, ma per farli contare insieme a quelli ENPAM al momento della pensione serve chiedere il cumulo gratuito. Se il pediatra ha personale nello studio, tratta inoltre con l'INPS come datore di lavoro per i contributi dei propri dipendenti.
A che età va in pensione un pediatra di libera scelta?
La pensione di vecchiaia del Fondo della medicina convenzionata si ottiene a 68 anni, con la cessazione del rapporto convenzionale; chi smette prima deve avere almeno 15 anni di contributi. L'uscita anticipata richiede 30 anni di anzianità di laurea insieme a 42 anni di contributi a qualsiasi età, oppure 35 anni di contributi con almeno 62 anni di età, e comporta una riduzione legata all'aspettativa di vita. Chi prosegue oltre i 68 anni ottiene aliquote di rendimento aumentate di due punti fino ai 72.
Il pediatra di libera scelta ha il TFR?
No: è un convenzionato, non un dipendente, quindi non matura il trattamento di fine rapporto. Un fondo pensione di categoria invece esiste: è FondoSanità, il fondo negoziale dei professionisti sanitari autonomi e convenzionati, al quale può aderire. Quello che manca è il contributo del datore di lavoro riservato ai dipendenti del Servizio Sanitario: per il pediatra sia FondoSanità sia l'aliquota modulare ENPAM restano interamente a proprio carico.
Guide correlate
Fonti
- Accordo Collettivo Nazionale per la pediatria di libera scelta, triennio 2019-2021 (firmato il 25 luglio 2024): art. 44 — trattamento economico, quota di 87,92€ per assistito, aggiunta di 17,93€ sotto i 6 anni, quota di ingresso di 24,00€ sulle prime 250 scelte, fondo di ponderazione di 3,08€, quote regionali fino al 30% del totale; art. 36 — massimale di 1.000 scelte e deroghe aziendali; art. 39 — revoca al compimento dei 14 anni e prolungamento fino ai 16; art. 40 — decorrenza delle scelte dal mese in corso se entro il 15, dal successivo se dal 16; art. 34 — obbligo di sostituzione dall'inizio dell'assenza e compenso del sostituto pari al 55% della quota, maggiorato del 20% da dicembre a marzo e ridotto del 20% da giugno a settembre; art. 45 — quota del 9,375% a carico dell'Azienda su tutti i compensi, quote regionali comprese.
- Fondazione ENPAM — Vademecum della previdenza: Fondo della medicina convenzionata e accreditata — contributo del 26% (9,375% azienda, 16,625% pediatra), aliquota modulare fino a 5 punti entro il 31 gennaio, pensione di vecchiaia a 68 anni e requisiti dell'anticipata, calcolo con base pensionabile e aliquote di rendimento, maggiorazione di due punti oltre i 68 anni, conversione in capitale fino al 15%, anticipazione della prestazione previdenziale per i pediatri di libera scelta, indennità per inabilità temporanea dal 31° giorno.
- Agenzia delle Entrate — art. 25 del DPR 600/1973: ritenuta d'acconto del 20% sui compensi di lavoro autonomo corrisposti dall'azienda sanitaria, non applicata a chi è in regime forfettario (art. 1, comma 67, L. 190/2014). I compensi versati a un altro professionista, come il medico sostituto, sono costi deducibili in regime ordinario.
- Fondazione ENPAM — aliquote della Quota B: intera 19,50% fino a €150.000 di reddito 2025, ridotta 9,75% per chi contribuisce anche ad altra previdenza obbligatoria.
Gli importi dell'accordo nazionale e le aliquote ENPAM citati sono quelli in vigore a metà 2026 e cambiano con i rinnovi contrattuali; le quote variabili dipendono inoltre dagli accordi regionali, quindi variano da Regione a Regione. Gli esempi numerici sono illustrativi e costruiti su ipotesi dichiarate, non sono una previsione del tuo compenso. Questo articolo ha finalità divulgative e non costituisce consulenza fiscale, previdenziale o finanziaria personalizzata.