In breve
  • Il periodo è di cinque mesi, di regola due prima del parto e tre dopo. Le dipendenti e le specializzande devono astenersi dal lavoro; le libere professioniste no, e l'indennità ENPAM spetta lo stesso.
  • Chi paga dipende dal lavoro: l'azienda sanitaria per l'ospedaliera, l'università per la specializzanda, l'ENPAM per libere professioniste, convenzionate e corsiste di medicina generale. L'indennità ENPAM vale un terzo del reddito di due anni prima: nel 2026 almeno 6.045,08 € e al massimo 30.225,50 €.
  • La domanda all'ENPAM si manda dalla 26ª settimana di gravidanza ed entro 180 giorni dal parto: il termine è perentorio, e dopo l'indennità non si può più chiedere.

Tre colleghe partoriscono nello stesso mese. L'ospedaliera riceve lo stipendio senza le guardie e le altre indennità dei turni. La specializzanda riceve la sola parte fissa del compenso, 1.986,25 euro lordi al mese. La libera professionista riceve dall'ENPAM un assegno pari a un terzo di quanto ha guadagnato due anni prima, e può continuare a lavorare.

Le regole di base sono nel Testo unico sulla maternità, il D.Lgs. 151/2001. Chi paga, invece, dipende da come lavori: l'azienda sanitaria o l'INPS per le dipendenti, l'università per le specializzande, l'ENPAM per chi lavora in proprio o in convenzione. Qui sotto i cinque mesi, poi un caso per volta, il padre, i congedi dopo il rientro e gli aiuti per i figli.

I cinque mesi

Per le dipendenti il congedo di maternità è obbligatorio: due mesi prima della data presunta del parto e tre dopo. Si può lavorare fino a un mese prima e restare a casa quattro mesi dopo, oppure lavorare fino al parto e prendere tutti e cinque i mesi dopo. In entrambi i casi il ginecologo del SSN, o convenzionato, e il medico competente devono attestare che la scelta non nuoce alla salute della madre e del bambino.

Se il bambino nasce prima della data presunta, i giorni non goduti prima del parto si aggiungono dopo, anche oltre i cinque mesi. Se nasce dopo, il congedo copre anche i giorni fra la data presunta e il parto.

Come si possono dividere i cinque mesi La regola per le dipendenti 2 mesi 3 mesi Con le attestazioni dei medici 1 mese 4 mesi Con le stesse attestazioni 5 mesi 2 mesi prima parto 5 mesi dopo
Per le dipendenti il congedo è obbligatorio; per spostarlo servono le attestazioni del ginecologo del SSN, o convenzionato, e del medico competente. Se il parto arriva prima della data presunta, i giorni persi prima si aggiungono dopo. Fonte: D.Lgs. 151/2001, artt. 16 e 20.

Per la libera professionista fermarsi non è obbligatorio. L'indennità ENPAM si paga comunque e non cambia con il calendario, perché si calcola sul reddito e non sui giorni di assenza.

Gravidanza a rischio e lavori vietati

Il congedo può cominciare prima. Se ci sono complicanze, o malattie che la gravidanza può aggravare, l'astensione la dispone l'ASL, entro sette giorni dalla domanda. Se il lavoro è dannoso per la madre o per il bambino e l'azienda non può spostarti ad altre mansioni, la dispone l'Ispettorato del lavoro.

In ospedale contano due divieti. In gravidanza non si lavora nelle zone classificate per le radiazioni, né in attività che possono esporre il bambino a più di un millisievert, e la gravidanza va comunicata al datore di lavoro appena accertata. E dall'accertamento della gravidanza fino al primo anno del bambino non si lavora dalle 24 alle 6: niente guardie notturne.

Alle libere professioniste e alle convenzionate l'ENPAM paga un'indennità per gravidanza a rischio per il periodo di astensione stabilito dall'ASL, fino a sei mesi, calcolata sui giorni. Spetta solo se ci si astiene dal lavoro e se per quel periodo non c'è già un'altra tutela.

Chi paga, caso per caso

Come lavoriChi pagaCosa ricevi
Ospedaliera del SSNL'azienda sanitariaLo stipendio, senza i compensi dei turni
Dipendente di una struttura privataL'INPS, tramite il datore di lavoroL'80% della retribuzione, di più se il contratto lo prevede
SpecializzandaL'universitàLa parte fissa del compenso: 1.986,25 € lordi al mese
Corsista di medicina generaleL'ENPAML'indennità ENPAM
Medica di medicina generaleL'ENPAML'indennità ENPAM; a ciclo di scelta, anche i compensi che non vanno al sostituto
Specialista ambulatorialeL'azienda sanitaria, poi l'ENPAMA tempo indeterminato il compenso intero per 14 settimane, poi l'indennità ENPAM
Libera professionistaL'ENPAMUn terzo del reddito di due anni prima
Studentessa iscritta all'ENPAML'ENPAM, con un bandoUn sussidio pari all'indennità minima: 6.045,08 € nel 2026

Se sei dipendente: ospedale e strutture private

Per i cinque mesi l'azienda paga la retribuzione che il contratto della dirigenza sanitaria prevede per questi casi: stipendio tabellare, indennità di specificità, retribuzione di posizione, indennità di esclusività, l'eventuale retribuzione di anzianità, l'indennità di rischio radiologico se ti spetta, la retribuzione di risultato e i ratei di tredicesima. Restano fuori gli altri compensi legati alle condizioni di lavoro: guardie, pronta disponibilità, straordinari, indennità notturna e festiva, indennità di pronto soccorso.

I mesi di congedo contano per l'anzianità, le ferie e la tredicesima. Per spostare il congedo dopo il parto servono le attestazioni viste sopra; i moduli li indica l'ufficio del personale. Se hai anche redditi da libera professione, in intramoenia o in extramoenia, l'ENPAM non ti paga un'indennità in più su quella parte: la tutela per la maternità c'è già, ed è quella dell'azienda.

Nelle strutture private l'indennità è dell'INPS: l'80% della retribuzione, di norma anticipata dal datore di lavoro in busta paga. Se il contratto collettivo prevede un'integrazione, la paga il datore di lavoro.

Se sei specializzanda

La maternità sospende la scuola, perché supera i 40 giorni lavorativi di assenza, e i mesi vanno recuperati: la durata del corso non si accorcia. Durante la sospensione l'università paga solo la parte fissa del compenso: 23.835 euro lordi l'anno dall'anno accademico 2025/2026, che per le scuole comincia il 2 novembre 2026, cioè 1.986,25 euro al mese; fino ad allora la parte fissa è di 22.700 euro. Nel periodo di recupero torna il compenso intero.

La parte fissa copre al massimo 12 mesi di sospensione in tutto il corso, e nel conto entrano anche malattie e congedi parentali. Se i 12 mesi sono finiti, o se il bambino nasce alla fine della scuola, i mesi scoperti li paga l'ENPAM, fino a completare i cinque. In quel caso il compenso della scuola, esente da IRPEF, non conta per la soglia dell'estensione di tre mesi per reddito basso, descritta più sotto.

Valgono le tutele del Testo unico: niente notti, niente mansioni a rischio, la possibilità di spostare il congedo dopo il parto con le due attestazioni. Le procedure le decide ogni ateneo, e la gravidanza va comunicata subito alla scuola. Non spetta invece l'indennità di maternità della Gestione separata INPS, riservata a chi non è iscritto ad altre previdenze obbligatorie: la specializzanda è iscritta all'ENPAM.

Se frequenti il corso di medicina generale

Anche il corso di formazione specifica si sospende oltre i 40 giorni lavorativi di assenza, e i mesi vanno recuperati. Nei mesi di maternità l'indennità la paga l'ENPAM.

Dal 2026 il recupero pesa meno sulla carriera. Con la sentenza n. 76 del 12 maggio 2026 la Corte costituzionale ha stabilito che il diploma preso alla prima data utile dopo il recupero vale come preso nella sessione ordinaria dei compagni di corso, quando serve a trasformare un incarico in convenzione a tempo determinato in uno a tempo indeterminato.

Se sei medica di medicina generale

Con l'incarico orario, come nella continuità assistenziale, l'attività si sospende per tutto il periodo obbligatorio delle dipendenti e l'incarico resta tuo. A ciclo di scelta la sospensione è facoltativa, totale o parziale, per lo stesso periodo, e ti devi far sostituire. In tutti e due i casi l'ENPAM paga l'indennità di maternità, calcolata sul reddito professionale su cui versi i contributi ENPAM.

Al sostituto va il 70% del compenso fisso per assistito, che è di 45,20 euro l'anno: per intero ad aprile, maggio, ottobre e novembre, con il 20% in più da dicembre a marzo e il 20% in meno da giugno a settembre. Il resto dei compensi del mese resta a te. Nei primi 30 giorni l'ASL paga tutto a te e tu paghi il sostituto; dal trentunesimo giorno paga direttamente entrambi.

Un esempio con 1.500 assistiti: il compenso fisso vale 5.650 euro al mese, e al sostituto ne vanno 3.955 ad aprile, maggio, ottobre e novembre, 4.746 da dicembre a marzo e 3.164 da giugno a settembre.

Nel primo anno del bambino puoi ridurre l'attività per allattarlo o accudirlo, per non più di 18 mesi in cinque anni, e con l'incarico orario puoi chiedere di lavorare solo di giorno. Il sostituto lo paghi tu, ma dal 1° febbraio 2025 la polizza ENPAM «primi 30 giorni», finanziata dallo 0,72% dei compensi che l'ASL versa all'ENPAM, rimborsa fino a 1.000 euro l'anno per questa riduzione. La stessa polizza non copre i cinque mesi di maternità né la gravidanza a rischio; in caso di aborto nei primi tre mesi rimborsa il sostituto fino a 3.000 euro.

Nell'emergenza territoriale, chi in gravidanza non può salire sui mezzi di soccorso viene spostata in centrale operativa, nei presidi fissi, in pronto soccorso o nelle strutture distrettuali.

Se sei specialista ambulatoriale

Con l'incarico a tempo indeterminato l'azienda ti conserva il posto fino a sei mesi e, se ti assenti, ti paga il compenso intero per un massimo di 14 settimane; per il resto dei cinque mesi interviene l'indennità ENPAM. Con l'incarico a tempo determinato o di sostituzione l'azienda conserva solo l'incarico, e la maternità la paga tutta l'ENPAM. Fermarsi non è obbligatorio, salvo la gravidanza a rischio.

L'accordo della specialistica ambulatoriale permette anche di sospendere la pronta disponibilità in gravidanza e fino ai tre anni del bambino, e invita le aziende a organizzare l'orario per l'allattamento nel primo anno.

L'indennità ENPAM

Spetta alle iscritte all'Albo che non hanno già un'altra tutela per la maternità: libere professioniste, mediche di medicina generale, corsiste di medicina generale, specialiste ambulatoriali per la parte che l'azienda non paga. Il conto è lo stesso per tutte:

Indennità = 80% × 5/12 del reddito di due anni prima, cioè un terzo di quel reddito

Il reddito è quello professionale dichiarato al fisco e soggetto ai contributi ENPAM nel secondo anno prima del parto: per un parto nel 2026 conta il reddito del 2024. Vale la data vera del parto, non quella presunta: se il termine cade a cavallo fra due anni, l'ENPAM consiglia di allegare due dichiarazioni dei redditi.

Reddito di due anni primaIndennità lorda
10.000 €7.250,84 €
20.000 €7.872,43 €
40.000 €13.333,33 €
60.000 €20.000,00 €
90.676,50 € o più30.225,50 €

Valori del 2026. Fino a 18.135,24 € di reddito si riceve il minimo, 6.045,08 €; sotto i 21.703,44 € l'ENPAM aggiunge 1.205,76 €. Fonte: Regolamento ENPAM a tutela della genitorialità; Vademecum ENPAM 2026.

Con un reddito complessivo, cioè non solo professionale, sotto i 9.485,41 € nel secondo anno prima della nascita, l'indennità copre otto mesi invece di cinque. Non serve chiederlo: l'ENPAM controlla i redditi all'anagrafe tributaria e applica l'estensione da sé.

L'indennità si paga anche se non smetti di lavorare. Non si somma a un'altra tutela per lo stesso evento: se ne hai già una da un altro ente, da una legge o da un contratto, l'ENPAM integra soltanto fino al minimo e fino a cinque mesi. Per chi lavora part-time da dipendente, integra fino al minimo.

Come si chiede all'ENPAM

  • Quando: dalla 26ª settimana di gravidanza compiuta e non oltre 180 giorni dal parto. Il termine è perentorio: chi lo supera perde l'indennità.
  • Come: con il modulo dell'ENPAM, per posta, fax o PEC ([email protected]). Il certificato medico va comunque spedito per posta, in originale.
  • Cosa allegare: il certificato del ginecologo, rilasciato dalla 26ª settimana, con l'inizio della gravidanza e la data presunta del parto; la dichiarazione dei redditi del secondo anno prima, completa; le certificazioni dei sostituti d'imposta con le ritenute; un documento d'identità.
  • Adozione e affidamento: l'indennità copre cinque mesi per l'adozione e tre per l'affidamento, con domanda entro 180 giorni dall'ingresso del bambino in famiglia.
  • Interruzione di gravidanza: dal terzo mese spetta l'80% di una mensilità di reddito; dopo il sesto mese l'indennità intera. Anche qui la domanda va fatta entro 180 giorni.

Tasse e contributi sull'indennità

L'indennità è un reddito: l'ENPAM la certifica nella Certificazione unica, e come si dichiara dipende dal regime fiscale, ordinario o forfettario. È una domanda da fare al commercialista. Non va invece dichiarata nel Modello D, quindi non paga contributi di Quota B.

I mesi senza contributi si possono coprire con un versamento volontario, calcolato sul reddito di due anni prima e accreditato sulla Quota B: conta per la pensione come un contributo ordinario. La Quota A, invece, si paga anche nell'anno della maternità.

Il padre

Il padre dipendente ha dieci giorni lavorativi di congedo obbligatorio, venti per un parto plurimo, da prendere fra i due mesi prima della data presunta e i cinque mesi dopo il parto, anche mentre la madre è in congedo. Sono pagati per intero; all'ospedaliero il contratto paga la stessa retribuzione del congedo di maternità.

Il padre iscritto all'ENPAM riceve l'indennità di maternità soltanto al posto di una madre libera professionista: se lei muore o è gravemente malata, se abbandona il bambino o se il bambino è affidato solo a lui. Per l'adozione e l'affidamento può chiederla al posto della madre. Il bonus ENPAM per i nuovi nati, invece, può chiederlo anche il padre, e se sono iscritti entrambi spetta a tutti e due.

Dopo i cinque mesi

Per le dipendenti, e per i padri dipendenti, ci sono altri strumenti. La libera professionista non ha il congedo parentale.

  • Congedo parentale. Fino ai 14 anni del figlio, dieci mesi in tutto fra i due genitori, undici se il padre ne prende almeno tre; al massimo sei mesi a testa, sette per il padre in quel caso. Sono pagati fino a nove mesi in tutto: per i nati dal 2025 tre all'80%, se presi entro i sei anni del bambino, gli altri al 30%. All'ospedaliera il contratto paga per intero i primi 30 giorni, sommando i due genitori; la domanda va fatta almeno cinque giorni prima.
  • Riposi per l'allattamento. Nel primo anno due ore al giorno, una sola se l'orario è sotto le sei ore: contano come ore di lavoro e sono pagate.
  • Notti. Vietate fino al primo anno del bambino. Fino ai tre anni la madre, o in alternativa il padre che vive con lei, può rifiutarle.
  • Malattia del figlio. Fino ai tre anni l'assenza non ha limiti; dai 3 ai 14 anni il limite è di dieci giorni l'anno per genitore. La legge non prevede un'indennità; all'ospedaliera il contratto paga per intero 30 giorni l'anno fino ai tre anni del bambino, sommando i due genitori.

Gli aiuti per i figli

  • Bonus ENPAM per i nuovi nati. Con il bando 2026: 2.000 € a ogni iscritto, più 3.000 € a chi ha almeno tre anni di contributi di Quota B negli ultimi dieci, di cui uno fra il 2022 e il 2024. Il reddito lordo della famiglia, nella media degli ultimi tre anni, non deve superare 62.753,60 €, più 7.844,20 € per ogni familiare oltre a chi chiede. Il bando 2026 valeva per i nati dal 1° gennaio 2025 e si è chiuso il 10 settembre 2026; per chi nasce dopo bisogna attendere il prossimo. I fondi sono limitati.
  • Assegno unico. Lo paga l'INPS per ogni figlio, dal settimo mese di gravidanza: nel 2026 da 58,30 € al mese, senza ISEE o con ISEE da 46.582,71 € in su, a 203,80 € con ISEE fino a 17.468,51 €, con il 50% in più nel primo anno di vita.
  • Esonero dei contributi per le madri di tre figli. Per le dipendenti a tempo indeterminato, anche del SSN, con tre o più figli e il più piccolo sotto i 18 anni: niente contributi pensionistici a proprio carico, fino a 3.000 € l'anno. È previsto fino al 31 dicembre 2026.

Contratti a termine e dimissioni

Dall'inizio della gravidanza al primo anno del bambino una dipendente non può essere licenziata. Fanno eccezione la colpa grave, la chiusura dell'azienda, l'esito negativo della prova e la scadenza di un contratto a termine. Chi si dimette nello stesso periodo non deve dare il preavviso e ha diritto alle indennità previste per il licenziamento; le dimissioni presentate in gravidanza o nei primi tre anni del bambino vanno convalidate dall'Ispettorato del lavoro.

Cosa fare adesso

  • Comunica la gravidanza appena accertata, se sei dipendente o specializzanda: serve a toglierti dalle notti e dai lavori a rischio.
  • Se vuoi lavorare più a lungo, chiedi per tempo le attestazioni del ginecologo e del medico competente: senza, il congedo parte due mesi prima della data presunta.
  • Segna le date dell'ENPAM, se ti spetta l'indennità: domanda dalla 26ª settimana, al più tardi 180 giorni dopo il parto.
  • Se sei medica di medicina generale, trova il sostituto e comunica all'ASL durata, motivo e nome; avvisa anche i tuoi assistiti.
  • Dopo la nascita, chiedi l'assegno unico all'INPS e tieni d'occhio il bando ENPAM per i nuovi nati.

Domande frequenti

Quanto spetta di maternità dall'ENPAM?

L'80% di cinque dodicesimi del reddito professionale di due anni prima, cioè un terzo di quel reddito: per un parto nel 2026 conta il reddito del 2024. Nel 2026 l'indennità va da un minimo di 6.045,08 euro a un massimo di 30.225,50 euro, e sotto i 21.703,44 euro di reddito l'ENPAM aggiunge 1.205,76 euro. Con 40.000 euro di reddito, per esempio, spettano 13.333,33 euro lordi.

Entro quando si chiede la maternità all'ENPAM?

Dalla 26ª settimana di gravidanza compiuta e non oltre 180 giorni dal parto. Il termine è perentorio: dopo, l'indennità non si può più chiedere. La domanda si manda con il modulo ENPAM per posta, fax o PEC, con il certificato del ginecologo in originale e la dichiarazione dei redditi di due anni prima.

La libera professionista deve smettere di lavorare per avere la maternità ENPAM?

No. L'indennità si paga anche se continua a lavorare e non cambia con i giorni di assenza, perché si calcola sul reddito. L'obbligo di fermarsi c'è solo con la gravidanza a rischio, quando l'astensione la dispone l'ASL.

Quanto prende una specializzanda in maternità?

La sola parte fissa del compenso: 23.835 euro lordi l'anno dall'anno accademico 2025/2026, che comincia il 2 novembre 2026, cioè 1.986,25 euro al mese. La scuola si sospende e i mesi vanno recuperati, con il compenso intero. La parte fissa copre al massimo 12 mesi di sospensione in tutto il corso; oltre, i mesi scoperti fino a completare i cinque li paga l'ENPAM.

Quanto prende in maternità una dottoressa ospedaliera?

La retribuzione che il contratto prevede per il congedo: stipendio tabellare, specificità, posizione, esclusività, anzianità, rischio radiologico se spetta, risultato e ratei di tredicesima. Restano fuori guardie, pronta disponibilità, straordinari, indennità notturna e festiva e indennità di pronto soccorso. I cinque mesi contano per anzianità, ferie e tredicesima.

Chi è dipendente e fa anche libera professione prende la maternità ENPAM?

Di regola no: l'ENPAM non paga quando la maternità è già tutelata da un altro ente, da una legge o da un contratto, come per l'ospedaliera. Integra soltanto fino all'importo minimo e fino a cinque mesi; per chi lavora part-time, fino al minimo.

Sull'indennità di maternità ENPAM si pagano tasse e contributi?

È un reddito: l'ENPAM la certifica nella Certificazione unica, e come si dichiara dipende dal regime fiscale, da verificare con il commercialista. Non va nel Modello D, quindi non paga contributi di Quota B. I mesi senza contributi si possono coprire con un versamento volontario accreditato sulla Quota B.

Guide correlate

Fonti

Regole e importi si riferiscono al 2026 e sono tratti dalle leggi, dai contratti e dagli accordi collettivi indicati, dal Regolamento e dal Vademecum ENPAM e dalle pagine ufficiali di ENPAM e INPS, consultati a ottobre 2026. Minimi, massimi e soglie si aggiornano ogni anno. Questo articolo ha finalità divulgative e non costituisce consulenza previdenziale, fiscale o legale personalizzata: per il tuo caso fanno fede l'ENPAM, l'INPS, l'ufficio del personale o la scuola di specializzazione.